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15 Settembre 2022

POS obbligatorio: ecco la soluzione per gli esercenti

Lo scorso 30 giugno 2022 è scattato l’obbligo per commercianti e professionisti di avere un POS come alternativa di pagamento per i clienti.
Cosa prevede tale obbligo? Sono previste delle sanzioni in caso gli esercenti non accettino pagamenti elettronici.

Più nello specifico, l’obbligo di possedere il POS riguarda tutti coloro che operano a diretto contatto con il pubblico.

L’obiettivo è quello di porre un limite all’utilizzo del denaro contante nelle transazioni commerciali. Già dal primo gennaio 2022 è entrato in vigore il limite dei pagamenti in contanti pari a 999,99€ (il limite precedente era pari a 1.999,99€).

Pertanto, il POS si rivela uno strumento utilizzato per combattere l’evasione fiscale, digitalizzare i pagamenti e ottimizzare la gestione aziendale, rendendola più sicura e meno esposta a rischi di ammanchi o sottrazioni di denaro.

In questo articolo, esploreremo l'utilizzo del POS come mezzo di pagamento e le soluzioni proposte dal mercato a disposizione degli esercenti.

POS: cos’è e come funziona

Acronimo di “Point Of Sale” (punto di vendita), il POS è un dispositivo che permette di pagare con carta di credito, carta di debito e carta prepagata attraverso la lettura di un chip.

Il POS, dunque, rappresenta un mezzo di pagamento alternativo ai contanti.

Di seguito le varie tipologie di POS esistenti sul mercato:

  • POS fisso: POS connesso tramite linea telefonica o cavo di rete LAN
  • POS wireless: utilizzabile anche al di fuori della base connessa via cavo, grazie alla connessione bluetooth.
  • POS GSM/GPRS: dotato di una scheda SIM che permette di eseguire transazioni anche in assenza di una linea fissa
  • POS Mobile: la versione più innovativa dei POS. È connesso via bluetooth allo al dispositivo mobile (smartphone o tablet) sul quale è installata l’app del terminale, e funziona tramite connessione wi-fi, senza dunque il bisogno di avere una SIM

Come funzionano i pagamenti via POS? Per eseguire una transazione, l’esercente dovrà digitare l’importo della spesa da addebitare al cliente.

Successivamente, il cliente dovrà “passare” la carta per permetterne la lettura, inserendo il bancomat o la carta prepagata nel dispositivo, strisciando la carta nell’apposita fessura, oppure avvicinando la carta o lo smartphone al POS, ovvero il pagamento in modalità contactless.

Nei primi due casi, è previsto l’inserimento del PIN.

Nel caso dei pagamenti contactless, il cliente non dovrà digitare il PIN (per le spese di importo non superiore a 50€).

Il POS obbligatorio

Come detto, dal 30 giugno è obbligatorio per ogni professionista ed esercente a contatto con il pubblico di dotarsi di un POS.
In realtà, l’obbligo di accettare pagamenti tramite POS su richiesta del cliente è in vigore dal 2014.

Cosa è cambiato, dunque, adesso? Il Decreto PNRR 2 ha introdotto sanzioni per l’inadempimento di tale obbligo, che scattano dunque quando l’esercente è sprovvisto di POS oppure quando rifiuta un pagamento tramite POS.

Le sanzioni previste partiranno dai 30 euro + il 4% del valore della transazione a carico degli esercenti/professionisti inadempienti nei pagamenti mezzo di pagamento elettronico.

Nello specifico, è adesso obbligatorio avere il POS per le seguenti attività commerciali:

  • negozi e attività commerciali (inclusi i tabaccai)
  • artigiani
  • bar, pizzerie, ristoranti e altre attività di ristorazione
  • liberi professionisti che esercitano in proprio e hanno un rapporto diretto con il cliente (tassisti, avvocati, parrucchieri, commercialisti, terapisti)
  • Hotel, B&B, agriturismi e altre attività ricettive

Per tutte queste attività, è obbligatorio accettare pagamenti tramite POS a partire da 5€ di spesa.

Quali attività sono esenti dall’obbligo di POS? Esclusivamente i professionisti che effettuano transazioni verso altri professionisti.

Pertanto, secondo la legge, qualunque attività rivolta al consumatore finale di prodotti o servizi, deve prevedere la possibilità di pagare tramite pagamenti elettronici.

POS obbligatorio: quali soluzioni per gli esercenti?

Quali soluzioni offre il mercato agli esercenti che dovranno adesso ricercare le migliori alternative per il POS.

Innanzitutto, c’è da comprendere quali sono i costi a carico degli esercenti e professionisti legati all’utilizzo del POS:

  • Canone fisso: costo fisso periodico, generalmente mensile, che contiene il noleggio del terminale e i servizi funzionali all’elaborazione delle transazioni
  • Commissione sul transato: costo variabile legato al volume di pagamenti eseguiti tramite POS.

Tenendo conto dei suddetti costi, ecco quali sono le alternative di POS a disposizione degli esercenti e dei professionisti:

  • SumUp Air: POS a commissione fissa, senza canone mensile né vincoli contrattuali, la cui spesa complessiva dipende dal volume delle transazioni utilizzate, per cui l’esercente paga soltanto se lo utilizza.
    Il prezzo di acquisto è pari a 29,99€ e prevede una commissione fissa dell’1,95%.
    Puoi richiedere SumUp Air direttamente da questo link.
  • Poste Italiane: nessun costo fisso, ma solo una commissione applicata sui pagamenti, con costo una tantum di acquisizione pari a 79€
  • Zettle by PayPal: POS a tariffa flessibile, con commissione compresa tra un minimo dell’1% a un massimo del 2,75%. Ideale per quegli esercenti che hanno elevati volumi di transazioni, poiché la commissione si riduce all’aumentare dei pagamenti
  • myPOS: POS che funziona in autonomia, senza dunque il supporto dello smartphone, tramite l’integrazione della SIM dati multioperatore.
    Il costo di acquisto è pari a 29€. La commissione sulle carte è pari a 1,20% + 0,05€, mentre quella sulle carte commerciali è pari a 2,55% + 0,05€.
    Segnaliamo una commissione di inattività pari a 10€ qualora il terminale non venga utilizzato per un periodo minimo di dieci mesi consecutivi
  • Nexi: principale player italiano nel settore dei pagamenti digitali, Nexi offre un POS senza costi fissi. Il prezzo di acquisto è pari a 29€ e la commissione applicata è pari all’1,89% su carte Bancomat, Visa e MasterCard emesse in Italia e in Europa.
    Sulle carte di credito UnionPay e JCB, invece, la commissione è pari al 2,39%
  • Axerve: questo player prevede due soluzioni: Axerve Easy a canone (senza commissioni) e Axerve Easy a commissioni (senza canone).
    Axerve Easy a canone prevede una spesa mensile pari a 17€ per un transato fino a 10.000€ e pari a 22€ per un transato fino a 30.000€.
    Axerve Easy a commissioni, invece, non prevede costi fissi bensì una commissione dell’1,4% sui pagamenti elaborati dal terminale. La spesa iniziale è pari a 170€ una tantum
  • Axepta (BNP Paribas): POS senza canone mensile, con commissione pari all’1,25%. È previsto una commissione di gestione pari a 79€ per volumi di transazioni inferiori a 6.000€.

Autore dell’articolo

Alfredo de Cristofaro
Founder
Laureato in Economia e Finanza, dopo aver lavorato a lungo presso uno dei principali intermediari finanziari in Europa, ha deciso di mettere a disposizione dei risparmiatori le conoscenze maturate nel corso degli anni. Su QualeBanca.com si occupa di recensire banche e conti, assicurandosi che vengano garantiti i più alti standard di sicurezza e trasparenza.

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