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Liquidità sul conto corrente: quanto conviene?

Liquidità sul conto corrente: quanto conviene?

La tendenza al risparmio degli italiani, saldamente al comando delle classifiche in Europa, si è ulteriormente consolidata nel corso di quest’ultimo anno segnato dalla pandemia e in cui l’incertezza verso il futuro l’ha fatta da padrona.

Secondo il recente censimento effettuato da Abi e Banca d’Italia sono infatti circa 1.745 i miliardi di euro fermi sui conti correnti degli italiani, 200 miliardi in più rispetto al febbraio 2020 che, tra incertezza pandemia e connaturata inclinazione al risparmio, ritengono che depositare la liquidità sul conto sia la scelta più sicura per proteggere i propri risparmi. Ma è davvero così?

Insidie e pericoli della liquidità

La quota cash - cioè la liquidità depositata sul conto - è senz’altro al riparo dai pericoli derivanti dalle fluttuazioni del mercato ed è questa la principale motivazione che ha portato gli italiani a tenere cifre così alte ferme sui conti.
Un eccesso di liquidità che, tra l’altro, sta rappresentando un problema per le banche. Di recente infatti, diverse banche e istituti di credito hanno introdotto una penale sui conti che eccedono i 50.000 o i 100.000 euro così come stanno aumentando i costi di mantenimento del conto stesso.

La quota cash è quindi vista come una scelta sicura ma, in realtà, nasconde delle insidie:

  • i soldi non fruttano: gli interessi maturati sulle cifre depositate sul conto sono scarsissimi, quando non nulli, e a ciò si sommano anche i costi di mantenimento.
  • l’inflazione: l’erosione del potere d’acquisto e il rincaro dei prezzi rappresentano un costo. Per esempio 1.000 euro di dieci anni fa valgono oggi circa € 875.

Cosa fare della liquidità sul conto

Cosa fare allora della liquidità sul conto? Il consiglio è quello di tenere solo la quota cash che ti serve per coprire le spese. In questo senso, ti può essere utile impostare un budget per capire di quanto hai bisogno al mese per poi decidere cosa fare del resto. In caso non l'avessi ancora fatto, ti consigliamo di leggere la nostra guida su come creare un budget personalizzato.

Dopo aver chiarito qual è la cifra che eccede rispetto alle spese che sostieni puoi valutare le seguenti opzioni: aprire un conto deposito, investire, creare un fondo pensione, sottoscrivere un PAC. Vediamo più nel dettaglio di cosa si tratta.

1) Aprire un conto deposito

Il conto deposito è uno strumento di investimento che ti permette di guadagnare sulle cifre depositate con interessi che variano, tendenzialmente, dallo 0,5% al 2%.

Puoi scegliere tra conti deposito vincolati - più remunerativi in quanto le somme vengono vincolate per un tot di tempo prestabilito - o conti deposito liberi con tassi inferiori ma senza vincoli.

Dobbiamo comunque dire che, anche nel caso dei conti depositi, gli interessi sono risicati ma sempre comunque maggiori rispetto a quelli maturati tenendo la liquidità sul conto corrente.

Se vuoi capire meglio di cosa si tratta, puoi trovare tutte le informazioni a riguardo e la lista dei migliori conti deposito per il 2021.

2) Valutare gli investimenti mobiliari

Puoi decidere di provare a far crescere i tuoi risparmi usufruendo di prodotti di investimento come azioni, ETF, criptovalute, materie prime, forex, indici.

A tal proposito esistono tutta una serie di app gratuite le cui differenze consistono nella tipologia di prodotti di investimento messi a disposizione (per esempio solo ETF oppure azioni e criptovalute), nelle somme iniziali richieste per iniziare ad investire, per la presenza o meno di commissioni e via di seguito. Se ti interessa approfondire l’argomento puoi trovare più informazioni nella nostra guida sulle migliori app per investire.

Ricorda però sempre, che quando si parla di investimenti, la parola d’ordine è sempre questa: consapevolezza. Valuta quindi attentamente il tuo livello di conoscenza del settore e, se sei inesperto, rivolgiti e fatti aiutare da un consulente finanziario competente. In tal senso, potresti prendere in considerazione l’idea di affidarti ad un robo advisor come Moneyfarm.

3) Fondo previdenziale o fondo pensione

Il fondo previdenziale, o fondo pensione, è una tipologia di investimento che rientra nell’ambito della previdenza complementare. Si tratta quindi di un fondo che si aggiunge a quello pensionistico obbligatorio e che non entra in conflitto con quest’ultimo. Il fondo previdenziale è una soluzione che, soprattutto negli ultimi anni, viene proposta sempre più spesso da banche e istituti di credito.

Il fondo pensione consiste sostanzialmente nella possibilità di ottenere una somma aggiuntiva erogabile in un’unica trance oppure riscattabile mensilmente al termine del vincolo e quindi momento in cui inizia il pensionamento.

Il fondo pensione è un sistema di finanziamento a capitalizzazione. In parole semplici per ogni iscritto viene creato un conto individuale nel quale vengono effettuati i versamenti che vengono poi investiti nel mercato finanziario da gestori specializzati (per esempio in Titoli di Stato, titoli obbligazionari, fondi comuni di investimento etc).
Questi investimenti producono, nel tempo, rendimenti variabili in funzione dell’andamento dei mercati e delle scelte gestionali effettuate.

Ricordiamo che esiste, a tal proposito, la Commissione di Vigilanza di Fondi Pensione (Covip) che ha il compito di vigilare e controllare, garantendo la trasparenza e la correttezza delle azioni messe in atto.

4) PAC

Il piano di accumulo del capitale, PAC appunto, è una delle soluzioni che maggiormente hanno attratto i risparmiatori nel corso degli ultimi anni. Una delle principali motivazioni risiede nella possibilità di entrare a piccoli passi nel mercato attraverso investimenti anche di lieve entità.

Il fine del PAC è infatti quello di dare la possibilità di investire anche a chi non dispone di cifre elevate di partenza. Il principio di funzionamento è infatti quello della costanza: piccole cifre da investire ma in maniera costante e continuativa nel corso del tempo.

Il PAC consiste sostanzialmente nella sottoscrizione di uno o più strumenti finanziari attraverso un ETF, ossia un fondo di investimento, al quale il risparmiatore delega l’acquisto appunto degli strumenti finanziari. Il numero delle rate, l’importo e la durata delle quote versate vengono stabiliti al momento dell’avvio del piano di accumulo e a seconda del profilo di rischio del risparmiatore.

Anche in questo caso, ricordiamo che è bene affidarsi a mani esperte che ti guidino nella sottoscrizione del piano a te più consono.

Conclusioni

Riassumendo quanto emerso in questa guida possiamo affermare con certezza che, contrariamente a quanto si pensa, anche la soluzione cash presenta dei rischi di perdita rintracciabili sostanzialmente nell’inflazione e nel rincaro dei prezzi che determinano una svalutazione nel tempo della liquidità depositata sul conto.
Un conto che presenta poi sempre dei costi a fronte di interessi di rendita quasi inesistenti se non pari a zero.

È bene quindi valutare quali possano essere le soluzioni alternative più in linea con le proprie esigenze e necessità, tenendo ovviamente sempre in considerazione la nostra personale situazione finanziaria.

Tenere “parcheggiata” la propria liquidità sul conto ha un costo e, a prescindere da quella opzione si scelga tra quelle proposte, il fine ultimo rimane invariato: avere la possibilità di far fruttare i propri risparmi.

Autore dell'articolo
Michela Pisanu Autore
Michela Pisanu
Fintech Expert

Laureata in Psicologia, si occupa di copywriting e content creation, sfruttando le sue conoscenze per offrire agli utenti contenuti di qualità a scopo informativo. Per QualeBanca si occupa della redazione di recensioni, guide e articoli del mondo bancario e di finanza personale.